Per coloro che, una volta inviato il modello, si accorgessero in un secondo tempo di aver commesso errori nella compilazione, l’unico rimedio è spedire una dichiarazione integrativa: ossia, il documento con i dati corretti, che è verosimile inviare entro il termine finale per l’invio della dichiarazione dell’anno successivo (salvo proroghe: 31 luglio 2009) e barrando nel frontespizio la casella “Integrativa” (oppure “Integrativa a favore” qualora dalla nuova dichiarazione risultasse un maggior credito o un minor debito per il contribuente).

Ma come fare se la dichiarazione non è stata inviata proprio? La legge pone un secondo termine, da rispettare scrupolosamente: quello di novanta giorni dalla scadenza ordinaria (nel nostro caso: 29 dicembre 2008). Entro questa data sarà ancora possibile inviare il Modello UNICO, versando tramite modello F24 una sanzione – secondo il procedimento del ravvedimento operoso – pari a 32 euro per ogni dichiarazione omessa.

Ad esempio, un imprenditore che invia in ritardo il suo UNICO comprendente la dichiarazione dei redditi quella IVA e quella IRAP, dovrà versare in tutto 96 euro
Se però anche il secondo termine scadesse senza profitto, allora la dichiarazione si riterrebbe a tutti gli effetti omessa.